Scrivere un racconto

Le Tentazioni di Sant’Antonio – Hieronymus Bosch  – 1525

Questo quadro è molto strano e analizzandolo nei dettagli possiamo ricavare più informazioni di quelle che possiamo trovare in internet. Il titolo di questo quadro è  tentazioni di sant’Antonio, non so cos’abbia pensato Hieronymus Bosh quando ha realizzato questo dipinto ma secondo Arthur Conan Doyle “la vita è infinitamente più bizzarra di qualsiasi fantasia che l’uomo possa concepire”. Non sono mai stato un pittore, ma i miei racconti mi vengono al momento, a volte, sedersi in un posto insolito o guardare il proprio punto di vita da diverse prospettive può stimolare la creatività. Come nel caso di Dodie Smith che nel suo libro più famoso ho un castello nel cuore ha descritto la posizione in cui stava scrivendo:

“Scrivo seduta nel lavandino della cucina. O meglio, i miei piedi sono dentro il lavandino …Ho scoperto che restare seduti in un posto nuovo può ispirare . “

Da bambino attribuivo ai personaggi nomi inventati a caso, ma ora mi sono accorto di quanto possano essere importante perfino i nomi:

-spesso i miei personaggi  prendono il nome di un pronome ma con la lettera maiuscola come il signor Lei o il mister Tu

– anche riflettere il carattere e l’aspetto per ricavare il nome può essere un’idea, un gigante molto grande e violento si potrebbe chiamare Burbozzo o un altro nome strano

-mescolare nomi di città o di paesi può suonare molto bene, come il signor Sicilia

Riguardo ai luoghi , negli ultimi tempi ho cambiato la mia prospettiva, e ho realizzato che non è importante sottolineare quale sia la città o il paese, ma soffermarsi sulle caratteristiche. Nel ritratto di Hieronymus Bosh possiamo notare il paesaggio bizzarro che circonda la catapecchia del cieco, attorno a lui c’è un maiale sdraiato a pancia in giù che osserva l’acqua del fiumiciattolo e contempla lo strano pesce che c’è davanti ai suoi occhi da porco. Spostandoci possiamo invece guardare gli animali mutati in oggetti o viceversa che probabilmente avevano un valore simbolico per il pittore ma non è importante dire che si trovava da qualche parte nei pressi di Sant’Antonio.

Anche iniziare un testo deve attirare  il lettore senza l’uso del banale “C’era una volta “ o anche “in una galassia lontana lontana“. Per iniziare un racconto serve una frase che metta in chiaro immediatamente l’idea di ciò di cui vuoi parlare, un inizio incisivo è un buon trampolino per il seguito della storia. Come ha fatto Lemony Snicket in “una serie di sfortunati eventi” in cui ha subito scritto:

-Se vi interessano le storie con un lieto fine vi consiglio di cambiare libro !

Oppure ci sono scrittori che trovano utile riempire una pagina con qualsiasi cosa passi loro per la testa, anche solo una serie di parole scritte a caso ma suggestive.

Ora sapete il metodo che utilizzo per scrivere i racconti dalle ore 18:20 del giorno 10/12/2019 fino a quando smetterò di scrivere …

The End

(scritta da Filippo ad 11 anni, in prima media )

Il Lago di Valvestino

Uscito da Cremona imboccai l’autostrada per Brescia ma mi fermai in un autogrill a dieci minuti da questa. Ordinai un thè al limone e un croissant vuoto che non toccai, per cui chiesi alla commessa di avvolgermelo in una salvietta.

Ripartii con benzina sufficiente e in meno di due ore arrivai al lago di Valvestino. In quel lago non c’era nessuno, la mia era l’unica villa che si affacciava ad esso. Erano circa le 7.00 quando arrivai ed erano 7.40 quando finii di mettere a posto il necessario per la settimana. Non esitai a prendere il croissant e a mettermi in terrazza a guardare il cielo.

Sembrava un manto di velluto nero trapuntato da piccole macchie gialle di pennarello, ogni ennesima volta che lo guardavo sembrava nascondere qualcosa. Il lavo di Valvestino era circondato da pini di tutti i tipi, rendendo pungente l’aria al mattino. Molto spesso entravano civette in soffitta ma io mi ero abituato al loro verso. Scrutando il cielo in quella sera d’estate provai la sensazione conosciuta di non essere nulla rispetto all’immensa natura. Come se il cielo mi gridasse: “Sei piccolo!”. Ovunque tu cercherai, la natura ci sarà. E’ per questo che amavo quel lago, la mia era villa in mezzo ai monti e da lì si intravedeva anche il Lago di Garda, nascosto tra i pini, dove molto spesso andavo a fare passeggiate e trascorrevo la mia vacanza.

The End.

(Scritta da Filippo a 11 anni, in quinta elementare)

Cyber War

Stavo provando un nuovo videogioco quando lo schermo ha iniziato a vibrare e lampeggiare. Poi è apparso questo messaggio:

“Che noia!

Vuoi partire per una vera avventura ?

Il tuo computer.

OK

No, non volevo aderire al messaggio perchè sapevo che mi avrebbe coinvolto in varie pubblicità on-line; ma un messaggio con autore il mio computer non mi era mai giunto. Cliccando altrove non scompariva, aspettava solo che io spingessi l’unica scelta presente, “OK”. Ero in ansia, così spensi il computer. Allora accesi la TV e stentai a crederci quando vidi lo stesso messaggio del computer. Con il cuore in gola decisi finalmente di acconsentire al messaggio, e da quel punto si avviò un lungo caricamento, che durò più di una settimana.

A mezzanotte di domenica sera, ero a letto a dormire ma il computer non stava dormendo: stava camminando per il corridoio ! Una volta aperta la mia camera da letto mi pizzicò la spalla destra e mi sussurrò: “Il gioco ha inizio !”.

Una volta svegliato, vidi l’alba sorgere davanti al mare, insieme ad una sabbia cristallina che pareva fosse fatta di diamanti e accarezzava l’oceano delicatamente.Non riuscii a trattenere il pianto per la meraviglia, ma un paesaggio così non era mai esistito nell’orizzonte che osservavo solitamente tutte le mattine. Il computer mi rivolse uno sguardo sarcastico sbuffando e subito cominciò un discorso bizzarro:

“Tutte le persone che ho visto nascere nel gioco si sono commosse, ma questo paesaggio è falso, siamo solo connessi ad un server. Ma non siamo venuti qua solo per contemplare l’oceano, anzi chi non ucciderà gli altri giocatori osserverà per sempre questo orizzonte e non piangerà più per la meraviglia, ma per la tristezza, perchè qui i perdenti giaceranno per sempre !”.

“Prima del tramonto le armi saranno necessarie per iniziare la battaglia e dovremo ritirarle nella bottega. Per noi sarà necessario solo un fucile.”

Mi limitai nel fare domande perchè il PC diceva che all’inizio del gioco  ci sarebbe stato spiegato tutto, ma io ero già pronto per la battaglia. Vidi molti dei miei compagni nascere nella spiaggia mentre il silenzio giaceva nella sabbia e accarezzava la soglia dei defunti della guerra precedente. PC mi disse che per acquistare le armi mi servivano dei soldi e che per prendere dei soldi dovevo trovare l’oro. L’oro si nascondeva nel mare e allora decisi di tuffarmi nell’oceano.

Spostandosi solo di 15 metri vi era già la barriera corallina.I pesci accarezzavano l’acqua nuotando dolcemente e nascondendo la futilità del solito monotono colore azzurro, tipico del mare, con le loro scaglie dorate. I delfini invece bucavano l’acqua a piccoli semicerchi alternandosi con le onde, che fungevano da specchio al sole che a sua volta abbronzava i pesci.

L’oro si trovava nelle scaglie dei pesci che si potevano spezzare facilmente. Fu in quel momento che PC pronunciò una frase che mi commosse:

“Osservate con occhi sfavillanti tutto il mondo che vi circonda, perchè i più grandi dei segreti sono sempre nascosti dove meno ve li aspettate”

(  da “I Minpin”, Roald Dahl )

Arrivò il tramonto  e io e PC ci presentammo con un fucile.Un personaggio spiegò il gioco:

“In questo gioco di guerra bisogna stare attenti a se stessi e al proprio PC. Ci saranno due squadre: l’Apple e la Lenovo. Controllate la marca del vostro PC e tingetevi la faccia di rosso e bianco se il vostro computer è della marca Apple, invece di arancione e verde se è della Lenovo. Se il PC muore il padrone resterà bloccato qua e sul mondo reale sarà mandato un suo clone. Per vincere le squadre devono uccidersi a vicenda. Il gioco inizierà tra mezz’ora.”

Avevo provato vari videogiochi di sparatoria, ma qui avevamo una sola possibilità di vincere o di perdere. L’isola era divisa in quattro parti: la nord sui ghiacci, a est nella foresta pluviale, a sud nella riva del fiume e a ovest, nel bosco di colline.

Io facevo parte della squadra della Lenovo e mi ero nascosto nella parte ovest, sulla collina felice. Noi della Lenovo eravamo pochi rispetto a quelli della Apple, ma comunque avevamo una ottima tattica: avevamo copiato i macedoni e la loro “falange macedone”. Eravamo in diecimila e ci dividemmo in cinque falangi da duemila uomini; vi erano duecento soldati per lato di ogni falange e milleduecento all’interno.

Riuscimmo a conquistare la zona sud senza affanni, perchè i soldati avversari erano più concentrati nel nord e nell’est. Per conquistare la zona nord saltammo un periodo storico e chi schierammo con la testuggine romana. I soldati dell’Apple nella zona nord sparavano dalla curva superiore a quella inferiore, dove noi ci coprivamo il capo con gli scudi e sparavamo dai lati. Per sconfiggere la zona est sacrificammo un soldato molto fedele a noi, che venne ucciso dalle radiazioni della bomba atomica che aveva lanciato sulla zona nord, per sciogliere i ghiacciai e inondare anche la zona est.

Ogni volta che penserò a quel messaggio avrò inciso nella mente quell’apocalisse e la mia sopravvivenza.

The End.

(Scritta da Filippo a 11 anni, in quinta elementare)

Pensieri di un piccolo scrittore

Lo scopo di ogni libro è di aprire la porta ai sentimenti più intensi e di chiuderla a quelli negativi.
Lo scopo di uno scrittore è procurarsi il legno e il ferro per costruire quella porta e tingere i cuori del lettore di un verde speranza per la fiducia in se stessi e un blu oltremare per superare ogni orizzonte con coraggio.
Lo scopo dei lettori è quello di usufruire della porta fornita dagli scrittori per aprire e chiudere la loro saggezza e immaginazione. Ma accumulando saggezza e immaginazione si possono cominciare a costruire porte per altri scrittori in erba.
Ma il difficile di costruire una porta è quello di scegliere il miglior legno e ferro: se la porta si blocca, è per il ferro arrugginito .E se la porta è chiusa tu non puoi oltrepassarla e questo di solito è dovuto alla qualità del materiale usato o all’incapacità dell’operaio selezionato.
Quando ciò avviene la mente brucia i tuoi pensieri e li tramuta in volatili che hanno già spiccato lo loro rotta verso altri orizzonti che tu non puoi raggiungere. Lo spazio si restringe: la mente non sa come utilizzarlo. Il piano prende le dimensioni di un rilievo costituito da rocce friabili, circondato da un oceano talmente grande che non si intravede terra.
Contemplando la futilità del paesaggio che hai attorno puoi scrutare molte cose che solo i più abili riescono a vedere. Ma nonostante ciò la porta è alla fine della tua piccola collina. Non vi sono mura attorno ad essa, tu non hai un casa,dormi per terra. C’è chi riesca a riparare la sua porta in giusta età e a rientrare nel suo mondo. Altri invece aprono la porta dopo molto tempo e non gli resta molto da godere. Altre persone invece non riparano correttamente la propria porta e cadono nei profondi abissi tramutandosi in sabbia, che andrà a costituire altre rocce friabili in un oceano sperduto su cui vi si insedieranno  altre porte.

(Scritta da Filippo a 10 anni, in quinta elementare)

The Horror Castle

Halloween

Era la sera di Halloween e Jonny e Baggy correvano per le strade di Bordery, una città della Romania, a fare dolcetto o scherzetto. Nonostante fossa una festività c’era un silenzio di tomba e non si vedeva nessun patetico mostriciattolo. Jonny con aria felice pensò che sarebbe stata la più spaventosa festa di Halloween. Dopo una divertente passeggiata dell’orrore e scorpacciata di dolcetti, si trovarono davanti all’ultima casa. Da quanto era grande sembrava un castello, era vecchia e malandata.

Baggy era un vicino di casa e in mensa raccontava a tutti delle urla, grida e quasi pianti di dolore che si sentivano. Ma anche lui era spaventato: ci abitava accanto e anche Jonny si accorse che non era sicuramente disabitata. Coraggiosamente si avviarono per una paurosa impresa.

Suonarono una volta o due ma nessuno rispose e così decisero di esplorarla un po’. All’esterno il piccolo giardinetto della casa era ricoperto di zucche rotonde e arancioni come le carote appena raccolte. La porta era di legno che assomigliava al legno di quercia; molti dicevano che la porta sbatteva alla mattina: gli mancava il suo padrone e lo faceva per lamento. Accanto a quell’oggetto giaceva un rastrello mai più usato dopo la morte del padrone di casa. Per non parlare della stranezza delle finestre che ogni giorno si chiudevano e si aprivano di qua e di la, per causa del vento. Il sentierino era ricoperto di foglie a causa dell’autunno e del vicino di destra, che teneva un albero storto.

Una volta entrati si accorsero che la camera era illuminata da un candelabro a 7 braccia disposto su un tavolo rotondo al centro della stanza; il candelabro era sopra un centro tavola grigio e blu scuretto. Nella stanza erano appesi vecchi quadri familiari: il primo aveva un vestito nero a righe blu, con piccoli occhiali che gli penzolavano. Aveva un aspetto serio, gli occhi grandicelli e il colore delle sue pupille era verdonzolo come l’erba appena bagnata. Il secondo era cicciottello e basso con capelli a riga neri e due baffetti. Aveva occhi a mandorla con pupille di colore marrone quercia e indossava una cravatta e un maglione grigio. Il terzo era alto divertito e ubriaco con una camicia azzurra e verde. Infine l’ultimo indossava una casacca verde e aveva un aspetto giovane.

Nella stanza c’erano sei porte, ognuna conduceva ad una stanza. Jonny propose a Baggy di separarsi, in modo da esplorarla velocemente. Ma Baggy non era d’accordo: voleva scoprire ogni particolare della casa. E’ questo che vuol dire esplorare…ma dopo tante discussioni Baggy arrabbiato tornò a casa sua e Jonny esplorò la casa da solo.

Il primo mostro

Il bambino aprì la prima porta: c’era una scalinata e sopra essa passava un tappeto. Era di colore verde acqua con disegnate delle picche blu scuro come la notte. Ovviamente non c’era nemmeno un raggio di luce e così Jonny inciampò e cadde. Trovò un’altra porta, la stanza sembrava una cucina. Infatti c’era: un tavolino di legno fatto con legno di ceppo, un caminetto rosa pelle e infine una mensola di legno che non aveva un appoggio e che penzolava. L’intera stanza era ricoperta di carta da parati viola e blu. Ma non aveva niente a che vedere con la scacchiera a quadri bianchi e rossi sopra il tavolo.

Jonny trovò una scatola di fiammiferi per terra, senza aspettare un nanosecondo ne accese uno. Una volta risalita la scalinata ritornò alla stanza da cui era entrato. Vide che l’immagine del primo quadro era cambiata e al posto di quel orripilante dipinto c’era un orripilante uomo quasi orrendo. Aveva la faccia strana, deformata. Dalla sua espressione sembrava stesse urlando dal dolore, la sua faccia era di color rosso sangue e indossava anche lui una casacca blu. Gli occhi erano grandi come due palline da ping pong.

Ad un tratto si sentì un cigolio dalla porta della sala. Crack! La porta si aprì e il mostro decritto dal quadro, quell’orripilante creatura, rincorse Jonny alla velocità della luce. Lui scappò più veloce che poteva ma la porta di ingresso era chiusa. Ma in un nanosecondo, quando meno se lo aspettava, un minicicciolo colpì il pavimento della casa con violenza. Attratto da quello strano sasso luminoso il mostro lasciò stare Jonny e si interessò a quel piccolo oggetto. Intanto che il mostro faceva la sue osservazioni, Jonny ne approfittò per cercare un’uscita. Da quella angolazione scorse una finestra dietro il tavolo e vide Baggy che stava cercando di entrare. Baggy camminò a cerchio per pensare e rovistando tra le zucche trovò una piccola porta, grande circa un metro. Sembrava quasi un rifugio in caso di tromba d’aria. Baggy entrò dentro e vide che da quel rifugio  si arrivava alla casa. E fu da lì che entrò per salvare Jonnyy. Ma quando il mostro si accorse della presenza di Baggy si pietrificò e scomparve in una nuvola di fumo.

Il secondo mostro

Così Jonny si mise ad esplorare l’altra stanza che a vedere sembrava una sala da biliardo. “La padrona di casa doveva essere ricca” pensò tra sè e sè Jonny. La stanza era ricoperta di un blu scuro con disegnate delle picche nere, poi c’era un tavolo da biliardo a cui mancava una gamba. E la mazza da biliardo che non avendo un proprio posto era sostenuta da una sedia che portava un posacenere bianco e verdonzolo. E la cosa strana è che sul tavolo da biliardo erano sparse solo quattro palline: 11, 10, 8 e 2. Infine c’era appeso un quadro del casinò di Londra, una città dell’Inghilterra.

Ad un tratto arrivò Baggy per dirgli che il secondo quadro aveva cambiato immagine. Al posto di quello strano personaggio c’era un orripilante mostro che a naso sembrava alto cinque metri, indossava una felpa nera macchiata di sangue sul taschino sinistro. Aveva dei jeans strappati sulle ginocchia e al posto della testa aveva una grande zucca. Dalla sua espressione sembrava arrabbiato. Ad un tratto il pavimento tremò fortissimo e Baggy e Jonny tornarono alla sala d’ingresso e videro che una gigantesca mano aveva spaccato il pavimento e dentro la stanza entrò il mostro descritto dall’immagine del quadro. Il mostro saltò nella stanza d’ingresso e sbatté la zucca sul tetto. Il gigante zucca tirò un pugno supersonico verso il tavolo e lo spaccò in due parti. Lanciò un ruggito e con la sua grossa mano afferrò Baggy; il bambino gli lanciò altri due miniciccoli ma quello sembrava non soffrire. Jonny andò a cercare un coltello in cucina e per fortuna lo trovò. Il mostro stava per divorare Baggy ma Jonny sferrò un colpo alla gamba del gigante e quello urlò dal dolore e cadde a terra. Così Jonny infilzò il coltello nella testa del gigante e quello si pietrificò e scomparve in una nuvola di fumo.

Il terzo mostro

Baggy notò che per la stanza erano sparsi viti e cacciaviti; ma ad un tratto la terra tremò e comparse uno strano personaggio, che sicuramente era alto quindici volte un T-Rex. Aveva: una tuba nera con una striscia bianca, un viso bianco con due occhi grandi e sporgenti, una felpa nera con i pantaloni bianchi da discoteca  e infine un paio di scarponi pesanti. Aveva un’aria molto strana, sembrava che fosse un robot ! Lanciò cinque carte con disegnati uno schiaccianoci, un burattino, jack in the box, un coniglio e un pagliaccio. Questi si ingrandirono e uscirono dall’immagine e diventarono dei giganti che corsero in giro per la città e distrussero tanti tanti edifici. Baggy ebbe un’idea: “Al laboratorio di mio papà c’era una sostanza tossica chiamata CH3 ( cura, H= Idrogeno, 3 gocce ) se facciamo in modo che il gigante ingerisca questa sostanza, si squaglierà come un ghiacciolo davanti ad un falò.

Passò un’ora e Baggy riuscì a farla franca e a prendere il CH3. Ad un certo punto si fermò a guardare la catastrofe. Vicino a quel gigante giaceva una gru. Jonny aveva esplorato molto quella casa: adesso toccava a lui mettersi in moto.

Il giovane si arrampicò lungo l’alta scala della gru. Dopo un po’ di tempo era già arrivato a quaranta metri di altezza; mancavano pochi passi a Baggy per raggiungere la bocca del robot ma, per errore, scivolò. Le sue mani per fortuna riuscirono ad aggrapparsi al gancio. Il gigante si stava avvicinando, era il suo momento. E senza pensarci due volte lanciò la sostanza nella bocca del gigante. L’acido sciolse il corpo di metallo del robot e i suoi aiutanti.

Tuttavia la città e la polizia avevano visto tutto, perciò Baggy e Jonny furono costretti a cambiare città, ma rimasero sempre in contatto…

 

The End

( Scritto da Filippo a 9 anni, in quarta elementare )

 

Manoscritto originale del racconto

 

Filastrocche e Poesie

Filastrocca

Il sig. Veneroni

 

Al signor Veneroni

piacciono i teneroni.

Di solito indossa una cravatta con i colori di Arlecchino

e quando ce l’ha a pranzo mangia solo il cotechino.

Il signor Venoroni è forte

come una gru che solleva cento mattoni

ma purtroppo non riesce a mettersi i bottoni.

Il signor Veneroni è strambo e matto

come un pagliaccio,

ma non è mai stanco.

 

( scritta da Filippo a 9 anni in 4° Elementare )

 

Filastrocca

Il sig. Giovanni

 

Ha una cravatta gialla come il sole di Giugno;

è bello come il mare di Luglio.

Guarda sempre in alto ed è alto e spensierato

ma attento non è mai stato.

 

( scritta da Filippo a 9 anni in 4° Elementare )

 

 Filastrocca

Mostro Ronzante

 

Ha un cuscino giallo ma non è mai stanco,

ha la faccia tonda e abita in una spelonca,

gli piace giocare all’aperto

ma a basket non ha mai fatto centro.

 

( scritta da Filippo a 9 anni in 4° Elementare )

 

Filastrocca

Tommaso

 

Si chiama Tommaso,

bitorzoluto è il suo naso

è un pagliaccio sbadato

e non crede a niente

se in mezzo non c’è il suo dente.

 

( scritta da Filippo a 9 anni in 4° Elementare )

 

Poesia

Immaginazione Infinita

 

Non si può annusare

ne’ gustare

ne’ toccare

ma silenziosamente guardare.

Non si può descrivere

ha il colore che vuoi

e quel colore si chiama

immaginazione.

 

( scritta da Filippo a 9 anni in 4° Elementare )

Manoscritto originale di queste Filastrocche e Poesie 

Il mago dei bei sogni

A volte mi chiedo perché certa gente deve mostrarsi meno di ciò che è. Perché bisogna prendere in giro delle persone solo per l’invidia che si prova per loro?

Volete degli esempi ? Eccoli.

A scuola devo ogni giorno mandare di nascosto a Giovanni ( il bullo ) il libro dei compiti perché se li copi. Io non trovo giusto che ogni persona debba godere a spese mie solo perché ho la testa ad uovo.

Si, vi sembrerà strano, ma io sono  Lorenzo e sono famoso (purtroppo) per la mia testa ad uovo. Certo si sa, se sei nato con tre puntini sulle guance, capelli a vanvera e occhiali, le scuole medie non sono il posto per te. Credetemi, conosco a memoria le preferenze e io sulla tabelle delle preferenze dei miei compagni di scuola sono all’ultimo posto e, sulle preferenze dei bulli, il contrario.

Ovviamente tutto scorreva ruvido come la carta vetrata, ad un tratto suonò la campanella.  Mentre mi stavo avviando verso casa, passai davanti al ponte e guardai il lago. Notai che sotto di esso c’era una botola, mi sporsi per vedere meglio, ma caddi nel lago. Immerso nell’acqua cercai di aprire la botola e per fortuna era già aperta. Appena entrato in quella che a me sembrava un piccolo rifugio mi tolsi gli occhiali e vidi che la lente destra si era rotta e la sinistra no. Mi strofinai l’occhio destro e mi pulii la lente sinistra. Fu allora che vidi una casetta: era piccola e aveva solo 4 porte. Era decorata con una carta da parati verde e con delle picche,  in giro per la stanza c’erano pergamene e pozioni rovesciate. C’era un tavolo di legno di cedro e il muro era ricoperto da disegni attaccati con lo scotch.

Ad un tratto una delle porte si aprì e uscì uno strano personaggio, quasi un giocattolo. Aveva due mani con guanti bianchi come la vernice e le braccia erano delle molle. Le gambe in realtà erano la gamba. E il corpo era una scatoletta blu con una stella gialla al centro.

Aiuto! Aiuto! Ho la testa intrappolata nel corpo!

Io tentai di aprirla e ad un tratto TATAAA’! Una testa da pagliaccio saltò fuori dalla scatola, mi sembrava quasi un mago che velocemente mi colpì con la sua bacchetta magica.  Di colpo svenni.

Grazie al mago dei bei sogni ebbi un flashback e vidi Giovanni che era piccolo come una formica, tutti lo stavano guardando e lui cercava di scappare da quelle persone che a lui sembravano dei giganti.

Quando mi risvegliai era suonata la campanella e a scuola tutti mi rispettavano e mi trattavano come uno di loro.

Mi affacciai alla finestra e feci un sorriso al cielo.

 

The End.

( Scritto da Filippo a 9 anni, in quarta elementare )

La Maleducazione

C’era una volta, sui colli australiani, un bambino di nome Carlo: era molto educato e passava la maggior parte del suo tempo a disegnare.Un giorno qualcosa di scuro cominciò ad uscire fuori dalla penna e ad espandersi sul foglio: si espandeva sempre di più fino a che ricoprì tutto. Alla fine uno gnomo nero apparve.

“Ma da quando si entra senza bussare?” disse Carlo in modo severo.

“Entro quando lo dico io e comunque eri tu che avresti dovuto disegnare una porta ! Ad ogni modo, come ti chiami ?”

“Mi chiamo Carlo, e tu ?”

Maleducazione

La Maleducazione era un ospite sgarbato, cattivo, ignorante, antipatico, ingombrante. Anche lui era un ragazzo ed aveva una testona pelata, due occhioni, tre puntini sulle guance e un paio di jeans rovinati. E se viene nella tua camera vuol dire che sei il più educato al mondo, ma anche che stai per diventare il più maleducato.

“Vieni con me!” disse la Maleducazione a Carlo.

Lo portò in una specie di bar, sopra c’era un cartello con scritto “Bar privato di Maleducazione”. Maleducazione gli fece bere una bevanda gassata, una certa Coca-Cola (penso che tutti sappiate cos’è!) e Carlo l’apprezzò molto e cominciò a mangiare cibo che non faceva per niente bene, ad esempio: hamburger, patatine fritte…Poi arrivò il momento dei videogiochi.

Carlo passò 7 ore (dopo la scuola) a giocare con i videogiochi e a mangiare schifezze. Finché un giorno mentre giocava, ovviamente con i videogiochi, ad un certo punto venne risucchiato dallo schermo e si trovò davanti al suo migliore amico, Davide. Era anche lui uno dei tanti bambini educati e all’improvviso “puff !! cambiato tutto!!” .

Carlo così scoprì due cose terribili: la prima è quella che più giocava più diventava schiavo della Maleducazione e la seconda è che più perdeva nel videogioco più perdeva la sua educazione.

Un giorno però Maleducazione si dimenticò di mettere la spina del videogioco e Carlo e Davide provarono a scappare però c’erano ancora le Guardie Elettroniche. Erano delle guardie controllori dell’uscita del videogioco Infernale ( come noi abbiamo la Polizia lui ha le Guardie Elettroniche ) che non li facevano scappare.

Carlo ipotizzò che la chiave per scappare fosse fare il contrario. Così lui e Davide cominciarono a comportarsi bene suonando il violino due volte al giorno, lavandosi i denti tre volte al giorno e facendo sempre i compiti subito dopo pranzo.

Così, entro una settimana, la Maleducazione fu sconfitta e tutti i bambini intrappolati dai videogiochi furono liberati e tornarono ad essere educati, a mangiare sano e a non perdere più tempo a giocare con i videogiochi.

The End

(Scritto da Filippo ad 8 anni, in Terza Elementare)

Novità !!!

Il racconto “Amici per la pelle” di Filippo pubblicato sul primo numero della rivista dedicata al mondo dei bambini Via Vai dei Piccoli.  Vai al sito del VIA VAI dei Piccoli I racconti …

Sorgente: Novità !!!