Il circolo all’angolo di Manhattan

La prima volta che entrai nel circolo avevo solo 20 anni ed era Halloween del 1994.

Era una giornata di pioggia e quando entrai in casa mia scrutai dalla finestra dell’appartamento di fronte una donna che strangolava, con fatica e affanno, un ragazzo che ormai giaceva per terra morto. La ragazza voltò la testa e mi guardò ridendo con una smorfia di pazzia che non avevo mai visto prima. Afferrò la pistola e scendendo le scale mi rincorse con decisione, così, preso dal panico, presi un coltello da cucina e scappai in cerca di un rifugio sicuro per poter sostare e chiamare la polizia. Presi la macchina e guidai fino a che non mi trovai ai confini di Manhattan, dove mi decisi a chiamare la polizia e avvertire dell’omicidio ma mi accorsi di aver dimenticato il cellulare in casa; scesi dalla macchina e mi diressi al primo bar che trovai e chiedendo di poter fare una chiamata urgente. Ma ovunque andassi ero sempre seguito da quella pazza che dopo poco tempo mi rintracciò e mi raggiunse: entrò precipitosamente nel bar puntando subito la pistola contro il proprietario. Io mi nascosi in bagno per paura di essere visto. Dopo poco lei riuscì a dedurre dove io mi trovassi e dopo avere ucciso tre giovani ragazzi che stavano tranquillamente bevendo un caffè andò a rovistare in mezzo ed alcuni utensili. E tra questi trovò un martello, con il quale sfondò con violenza la porta del bagno; per fortuna io riuscii a fuggire dalla piccola finestra che si trovava al di sopra e, con il terrore che riuscisse a trovarmi perfino ora, mi misi a correre senza sosta senza più fermarmi da nessuna parte. Dopo la strage nel bar non cercai più aiuto e pensai solo alla mia legittima difesa; senza indugiare mi diressi verso un qualsiasi palazzo con la porta aperta dove potermi nascondere. Trovai rifugio in un piccolo condominio e respirando a fatica mi diressi verso l’unica porta che non era chiusa a chiave: era la porta dell’appartamento del mio stesso assassino. Una volta entrato mi accorsi di non avere alternative a commettere un omicidio e senza indugiare mi appoggiai al muro e tirai fuori il coltello che avevo trovato in casa. Alla mia assassina sarebbe bastato solo infilare le chiavi nella fessura e aprire la porta per entrare. Fu questione di pochi minuti che mi trovasse e io agendo con freddezza e con il mio istinto la afferrai per il collo e gli conficcai il coltello nella nuca: avevo agito per legittima difesa. Mi misi a vomitare e dopo poco guardai al’angolo del mio occhio senza girare la testa. Il sentimento di sorpresa mi convinse a girare del tutto la testa e a osservare la finestra del mio palazzo: vidi la ragazza che da poco avevo ucciso che ora mi stava osservando attentamente con occhi sbarrati e quando la guardai feci esattamente la stessa identica smorfia fatta da lei. Fu allora che capì che non mi trovavo nel mezzo di un semplice omicidio ma in una catena di omicidi che ogni giorno si resettava e ricominciava invertendo i ruoli e ripercorrendo gli stessi passi di sempre.

Oggi è Halloween del 2 046 ed il circolo va avanti tutti i giorni nello stesso angolo di Manhattan…

THE END

(SCRITTA DA ME, FILIPPO A 12 ANNI)

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