Scrivere un racconto

Le Tentazioni di Sant’Antonio – Hieronymus Bosch  – 1525

Questo quadro è molto strano e analizzandolo nei dettagli possiamo ricavare più informazioni di quelle che possiamo trovare in internet. Il titolo di questo quadro è  tentazioni di sant’Antonio, non so cos’abbia pensato Hieronymus Bosh quando ha realizzato questo dipinto ma secondo Arthur Conan Doyle “la vita è infinitamente più bizzarra di qualsiasi fantasia che l’uomo possa concepire”. Non sono mai stato un pittore, ma i miei racconti mi vengono al momento, a volte, sedersi in un posto insolito o guardare il proprio punto di vita da diverse prospettive può stimolare la creatività. Come nel caso di Dodie Smith che nel suo libro più famoso ho un castello nel cuore ha descritto la posizione in cui stava scrivendo:

“Scrivo seduta nel lavandino della cucina. O meglio, i miei piedi sono dentro il lavandino …Ho scoperto che restare seduti in un posto nuovo può ispirare . “

Da bambino attribuivo ai personaggi nomi inventati a caso, ma ora mi sono accorto di quanto possano essere importante perfino i nomi:

-spesso i miei personaggi  prendono il nome di un pronome ma con la lettera maiuscola come il signor Lei o il mister Tu

– anche riflettere il carattere e l’aspetto per ricavare il nome può essere un’idea, un gigante molto grande e violento si potrebbe chiamare Burbozzo o un altro nome strano

-mescolare nomi di città o di paesi può suonare molto bene, come il signor Sicilia

Riguardo ai luoghi , negli ultimi tempi ho cambiato la mia prospettiva, e ho realizzato che non è importante sottolineare quale sia la città o il paese, ma soffermarsi sulle caratteristiche. Nel ritratto di Hieronymus Bosh possiamo notare il paesaggio bizzarro che circonda la catapecchia del cieco, attorno a lui c’è un maiale sdraiato a pancia in giù che osserva l’acqua del fiumiciattolo e contempla lo strano pesce che c’è davanti ai suoi occhi da porco. Spostandoci possiamo invece guardare gli animali mutati in oggetti o viceversa che probabilmente avevano un valore simbolico per il pittore ma non è importante dire che si trovava da qualche parte nei pressi di Sant’Antonio.

Anche iniziare un testo deve attirare  il lettore senza l’uso del banale “C’era una volta “ o anche “in una galassia lontana lontana“. Per iniziare un racconto serve una frase che metta in chiaro immediatamente l’idea di ciò di cui vuoi parlare, un inizio incisivo è un buon trampolino per il seguito della storia. Come ha fatto Lemony Snicket in “una serie di sfortunati eventi” in cui ha subito scritto:

-Se vi interessano le storie con un lieto fine vi consiglio di cambiare libro !

Oppure ci sono scrittori che trovano utile riempire una pagina con qualsiasi cosa passi loro per la testa, anche solo una serie di parole scritte a caso ma suggestive.

Ora sapete il metodo che utilizzo per scrivere i racconti dalle ore 18:20 del giorno 10/12/2019 fino a quando smetterò di scrivere …

The End

(scritta da Filippo ad 11 anni, in prima media )

Il Lago di Valvestino

Uscito da Cremona imboccai l’autostrada per Brescia ma mi fermai in un autogrill a dieci minuti da questa. Ordinai un thè al limone e un croissant vuoto che non toccai, per cui chiesi alla commessa di avvolgermelo in una salvietta.

Ripartii con benzina sufficiente e in meno di due ore arrivai al lago di Valvestino. In quel lago non c’era nessuno, la mia era l’unica villa che si affacciava ad esso. Erano circa le 7.00 quando arrivai ed erano 7.40 quando finii di mettere a posto il necessario per la settimana. Non esitai a prendere il croissant e a mettermi in terrazza a guardare il cielo.

Sembrava un manto di velluto nero trapuntato da piccole macchie gialle di pennarello, ogni ennesima volta che lo guardavo sembrava nascondere qualcosa. Il lavo di Valvestino era circondato da pini di tutti i tipi, rendendo pungente l’aria al mattino. Molto spesso entravano civette in soffitta ma io mi ero abituato al loro verso. Scrutando il cielo in quella sera d’estate provai la sensazione conosciuta di non essere nulla rispetto all’immensa natura. Come se il cielo mi gridasse: “Sei piccolo!”. Ovunque tu cercherai, la natura ci sarà. E’ per questo che amavo quel lago, la mia era villa in mezzo ai monti e da lì si intravedeva anche il Lago di Garda, nascosto tra i pini, dove molto spesso andavo a fare passeggiate e trascorrevo la mia vacanza.

The End.

(Scritta da Filippo a 11 anni, in quinta elementare)

La giraffa con il collo troppo corto

 

C’era una volta nella savana una giraffa di nome Tina.

Tutte le giraffe la prendevano in giro perché era bassa e aveva il collo corto. Le canticchiavano sempre questo ritornello:

 

“Sei una giraffa ma puzzi come una ciabatta. Perché giraffa sei così bassa ?

E’ una magia di una  fata, tuo marito non indosserà mai la cravatta, sai perché ?

Perché tu sei Tina, la giraffa piccolina !”

 

Un giorno Tina sentì gli animali, di tutti i tipi, lamentarsi dell’unico fiume. Dicevano:

“Come faremo a bere se dall’unico fiume che c’è in questa arida savana non viene più acqua?”

Tina camminò a lungo e sentì dei rumori. Dopo quei folti alberi vide un monte talmente alto che neanche la giraffa più grande della savana riusciva ad arrivarci col suo lungo collo. Ma per fortuna c’era una scala scavata nella montagna: per un uomo era grande ma per una giraffa era piccola, ma siccome lei era una giraffa bassa riuscì a passare.

Appena arrivata sentì dei frastuoni provenire dal fiume. La giraffa si avvicinò incuriosita, erano dei castori ! Stavano facendo una diga.

La giraffa disse a loro se potevano fare un buco nella diga così l’acqua sarebbe arrivata a tutti gli animali che ne avevano bisogno, ma i castori dispiaciuti gli risposero che non potevano fare un buco perché i loro denti non erano abbastanza forti. Tina se ne tornò nella savana ma, come in una visione, vide un’anatra dall’altra parte della diga dove non c’era l’acqua.

Tina andò a consolarla, temendo fosse successo qualcosa.

 “Perché piangi?”

“Perché le altre anatre non vogliono giocare con me”

  “E per quale ragione?”

 “Io ho il becco diritto come un picchio e loro ce l’hanno come una qualunque altra anatra”.

Tina le raccontò la sua storia. E alla fine le disse :

 “Come ti chiami?”

“Rosella”

rispose lei.

 “Per far tornare l’acqua nel fiume ho bisogno di te, mi puoi aiutare ?”

 “OK”

rispose lei sospirando.

La piccola giraffa portò Rosella dietro la diga

 “E ora picchietta!”

Lei con la testa tra le nuvole obbedì. Dopo un’ora si formò il buco.

“Scusa ma perché mi hai fatto fare questofff…”

e un casino di acqua precipitò su di lei.

E così Tina non la chiamarono più con il ritornello ma quando la vedevano dicevano entusiasti :

“Ecco Tina l’eroina!”

E Rosella andò come una comune anatra a giocare con le sue amiche.

The End

La morale di questa favola è che non devi vergognarti mai per ciò che sei.

(Scritto da Filippo ad 8 anni, in Terza Elementare)

Link del manoscritto originale in “brutta” https://raccontidiunbambino.files.wordpress.com/2017/01/manoscrittogiraffa.jpg

 

Santa Claus vs The Toys

I° Tempo

Era una notte d’autunno e l’aereo T.R.N. ( Trasporti Regali Natalizi ) era in rotta verso la capanna di Santa Claus. Quando fu a metà viaggio una nube oscura colpì il finestrino della T.R.N. e perse il suo carico di regali.

L’aereo informò subito Santa Claus di ciò che era successo. Santa Claus rifletté 2 giorni e poi ipotizzò che fosse stato suo fratello Remoto, un diavoletto capture3nero che appare quando vede una persona che non è felice, è molto forte ed ha quasi sempre in mano una falcetta strana.

“Adesso non è ora di fare i detective !”  disse Santa Claus agli elfi.  “Abbiamo dei problemi più grandi.Siamo senza regali !!!”.

Santa Claus allora decise di aprire il sacco che suo fratello Remoto gli aveva regalato quando gli aveva detto “Se rimani senza regali, usa questo sacco!”.  Santa Claus e gli elfi non ebbero scelta e impacchettarono i nuovi regali.

Passarono poche settimane e arrivò Natale.

A mezzanotte partì la slitta ma si accorsero che i regali erano spariti. Santa Claus guardò fuori dalla slitta e quasi non credette ai suoi occhi ! I regali che gli aveva dato Remoto erano vivi ! E mangiavano tutto ciò che non era nero.

Santa Claus allora senza speranze andò da sua nonna Befana per farsi dire come spezzare l’incantesimo di suo fratello Remoto che disse: “Devi andare in cima all’albero dei miracoli e toccare la sua stella”.

Santa Claus, accompagnato dai suoi elfi, andò verso l’albero dei miracoli  quando si accorse che tre scagnozzi di Remoto (uno più tonto dell’altro ) lo stavano inseguendo: erano tre regali che si chiamavano  Jo, Bernard e Flick. Santa Claus pensò: “Stavolta sono i regali cattivi e i bambini buoni! “.

Scappò e andò ad arrampicarsi ma doveva sbrigarsi a toccare la stella,  prima che i bambini si sveglino. Non vi dico quante botte ha preso: Tong !!! (ramo sbagliato) Aaaaaahhh !!! ( un serpente) Boooom !!! (due bambini che lanciano i petardi ) Zack !!! ( un boscaiolo ). Si accorse che era solo al primo ramo e gliene rimanevano altri 1000!

II° Tempo

Allora Santa Claus andò dal suo bisnonno che era uno gnomo e come lavoro faceva lo scienziato: lui era importante perché era stato il primo ad inventare il Jetpack e ne diede uno a Santa Claus per compiere la sua impresa. jetpackAndò subito a provarlo, lo accese e….Vrooom !Vrooom ! spuntò una fiamma e il terreno diventò sempre più piccolo e…Zzzuuum !!! Santa Claus fece di quei voli !

Andava tutto alla perfezione quando il computer del Jetpack disse: “Bzzbzzbzz…mi dispiace Signore, ma il Jetpack non è in grado di reggere questo peso.Grazie”. E così finì a terra.

Provò  il paracadutismo con la catapulta e si fece aiutare da Harry Potter ma niente da fare. Rifletté tre minuti e gli venne un’idea : andò al Lancio delle Feste (rampa di lancio) e  dopo mezzanotte riuscì a prenotare un volo.E sapete dove andò? Sulla Luna!

Arrivato fece amicizia con dei marziani e disse: “Devo toccare la stella in cima all’albero dei miracoli”.

“Devi cavalcare la Stella Cometa,  è rimasta solo la coda perché la testa è caduta proprio sull’albero che stai cercando” gli spiegò il marziano Triscavolo. (il marziano più vecchio). “Fra cinque minuti passerà di qua la Stella Cometa, è il nostro treno. Tu le dici dove vuoi andare e lei lo fa”.

Cinque minuti dopo arrivò la cometa che portò Santa Claus a prendere la stella ma, ad un certo punto, arrivò Remoto che con i suoi poteri voleva colpirlo. Ma i poteri della Stella erano più potenti e Remoto non ci riuscì. Santa Claus prese la Stella, tutto tornò alla normalità e ogni bambino ricevette il suo regalo di Natale.

E’ così che Santa Claus diventò il più famoso uomo nel regno delle feste e tutti vissero felici e contenti.

THE END

(Scritto da Filippo a 8 anni, in terza elementare)

Il Cavalier Ciambellotto

C’era una volta un bambino che il suo unico sogno era diventare il cavaliere più importante.

Un giorno, quando nessuno se lo aspettava, il Re, che si chiamava Tortino ( perché gli piacevano tanto i dolci ) finì gli ingredienti del dolce più comune della città, la torta al cioccolato. Il Re disse che chiunque avesse ripreso e ritrovato gli ingredienti sarebbe stato premiato con 500 torte alle nocciole.

Tutti vennero alla reggia, ma nessuno di loro aveva un piano decente. Finché non spuntò il bambino  con il sogno di diventare cavaliere che si chiamava “Non ne voglio più”, lui era l’unico diverso della città.

Il suo piano era questo: ” Andiamo, ritroviamo gli ingredienti e ci mangiamo la torta!”. Lui si aspettava che il Re dicesse di no. Il Re invece disse di si e così tutti fecero come lui.

Avevano trovato dei chicchi di riso come indizi e il Re si ricordò che un sacco di riso aveva un buco. Seguirono le tracce di riso fino ad arrivare al castello del Re Spaghetto. Lo chiamavano così perché era magro come uno spaghetto. Era lui che aveva rubato gli ingredienti della torta al cioccolato!

Il popolo del Re Tortino aveva provato a combattere ma non riuscirono a vincere perché erano tutti grassi e il popolo del Re Spaghetto era molto magro e così li sconfissero. Allora il popolo del Re Tortino provò a dimagrire come faceva l’altro popolo.Dopo 3 mesi erano pronti e allora andarono al castello e fecero la seconda battaglia, vinsero e si ripresero gli ingredienti.

Fu così che il popolo del Re Tortino inventò  la bilancia e la tavola rotonda ( dalla forma della torta ) e il soldato “Non ne voglio più” fu nominato Cavalier Ciambellotto ( al posto di Lancillotto) e tutti vissero felici e contenti.

THE END

(Scritto da Filippo a 8 anni, in terza elementare)

Un tesoro falso

Un tesoro falso

I pirati spietati

Tanto tanto tempo fa, in un lago, su una barca, viveva una ciurma di pirati. Era talmente terribile che tutti li chiamavano “i pirati spietati“. Gli abitanti della nave si chiamavano :

  • Tino, il pirata agile e intelligente ma un po’ pensieroso.
  • Ciccio (chiamato anche Ciccio Bomba ), muscoloso, forte e un po’ grasso.
  • Pettorosso, il pirata che non conosce pietà. E’ coraggioso, forte, abile e agile.
  • Giordania, una piratessa aliena, caduta dal suo pianeta dopo una guerra sul pianeta Marte; è anche lei intelligente,abile e un po’ vanitosa.Tino è innamorato di lei e sta facendo di tutto per essere suo sposo.
  • Gigio che tutti quelli della ciurma, tranne Pettorosso e Ciccio Bomba, chiamavano “il bauco“. E’ sempre un po’ addormentato e ogni volta che il capitano della nave dice “al lavoro branco di molluschi!“, lui dorme.
  • Pino che si dice che sia il pirata pungente e la sua pianta preferita è il pino ed è anche il migliore amico di Tino.

Un giorno i pirati della nave saccheggiarono un’altra nave ( che non era la loro ) e rapirono un pirata che si chiamava Ugo. Lo rapirono perché da quelle parti si diceva che Ugo sapeva dov’era nascosto il tesoro di Barbanera e Barbarossa.

Subito il capitano della nave disse a Ugo: “Mostraci dov’è il tesoro, hai capito?”  e Ugo rispose: “ V…va bene, ma ad una condizione” e il capitano disse: “Ti ascolto“. “Quando avrete trovato il tesoro, mi lascerete andare” disse Ugo.

Il capitano rifletté cinque minuti e disse: “Ok ci sto” e a quel punto Ugo disse dove si trovava il tesoro, il tesoro si trovava “Sotto le colline dei Piantagrane, sopra il monte Everest e in largo per l’Isola dei cubi“.

Ugo non aveva ancora finito di parlare che il capitano disse: “Tirate su l’ancora, issate le vele ! E adesso partiamo” ( e come al solito Gigio dormiva…). E presero rotta alla loro prima tappa.

Sotto le colline dei Piantagrane

Attraversarono tutto il fiume Po e il Mar Morto e alla fine arrivarono sotto le colline dei Piantagrane. Li c’era: gente che derubava, gente che uccideva, gente che rapinava le persone e dava la colpa ad un altro, delle persone cattive. Non ce n’era uno di buono.

Ci fu la guerra fino a che Ugo disse: “Basta!!!” e tutti smisero di fare quello che stavano facendo. “Ora vi racconto una storia” disse Ugo e tutti, come una sola persona, si sedettero accanto a lui ( amavano tutti le storie ) e Ugo cominciò a raccontare.

C’erano una volta due fratelli. Uno si chiamava Lorenzo ed era molto bravo, l’altro si chiamava Tommi, era un po’ meno bravo ed era invidioso di Lorenzo; e quando furono grandi Lorenzo di lavoro fece il pittore e Tommi il ladro. Passarono cinquant’anni e Tommi si era accorto che aveva fatto degli errori nella sua vita. E con gli anni Tommi capì che si era comportato male e decise di trovarsi un lavoro e due anni dopo fece il poeta.”

Gli abitanti delle colline dei Piantagrane decisero di seguire l’esempio di Tommi e adesso le colline dei Piantagrane non si chiamavano più così ma “le colline delle Super persone“.

Sopra il monte Everest

Proseguirono sempre avanti fino ad arrivare al monte Everest. Era lungo più di 555 metri. Lo scalarono tutto fino ad arrivare alla cima del monte Everest. Sul monte c’erano 0 gradi sotto 0. Tranne Pettorosso tutti scesero giù dal monte Everest in slittino ( e contemporaneamente Gigio dormiva).

Subito dopo, mentre i pirati stavano salendo, un orso polare gli rubò i giubbotti termici e se li portò nella sua tana. I pirati dovevano resistere sul monte Everest senza riscaldamento: proseguirono il viaggio davanti a una torcia e con metà barretta di cioccolato e un pezzetto di ghiaccio per sopravvivere.

Arrivarono alla tana dell’orso polare e chiesero all’orso: “Per favore signor orso polare ci ridarebbe i nostri giubbotti termici?” e l’orso rispose: “Va bene ma in cambio voi mi dovrete dare un bel tonno fresco”.

I pirati andarono al lago e pescarono un bel tonno; stavano per andare e portare il tonno all’orso finché un falco cieco non rubò il tonno ai pirati e i pirati chiesero: “Per favore signor falco ci ridareste il tonno?” e il falco rispose: “Va bene, in cambio però mi darete le medicine per guarire i miei occhi“.

I pirati andarono in farmacia e comprarono le medicine; stavano quasi arrivando alla tana del falco quando un’istrice non gli rubò le medicine e i pirati dissero: “Per favore signor istrice ci potrebbe dare le medicine?“. L’istrice rifletté e rispose:  “Va bene ma in cambio di un paio di scarpe“.

I pirati trovarono delle scarpe: Ciccio diede una scarpata al muso dell’istrice e si ripresero le medicine che andarono al falco e il falco diede il tonno che andò all’orso e si ripresero i giubbotti termici e proseguirono fino ad arrivare all’Isola dei Cubi.

Nell’isola dei cubi

Tutti i pirati, perché anche Pettorosso era sceso, andarono nell’isola dei cubi; camminando, dopo un po’, rimasero intrappolati da una valanga di cubi. C’erano cubi rossi, gialli, verdi e di tutti i colori. Ciccio provò a tagliare un cubo ma ne fece scendere un altro.

Se tagliate i cubi non funziona, scavalchiamoli ” disse Giordania, ma cinque giorni dopo erano ancora lì.A quel punto Ciccio disse: “Basta, mi arrendo!!! Non ce la faremo mai a uscire da quest’isola e a prendere il tesoro“. Non l’aveva ancora detto che Gigio, con la bottiglia di rum che era di vetro e un raggio di sole, colpì i cubi e questi si rimpicciolirono di 30cm. A quel punto tutti presero qualcosa di vetro e dopo 5 minuti uscirono dall’isola.

Cinque ore dopo arrivarono all’isola del tesoro, trovarono la X, scavarono e trovarono il tesoro che cercavano da più di cinque giorni. Stavano per aprirlo quando scoprirono che non c’era niente!!!

Così a loro restò il tesoro vuoto e a Ugo la libertà.

Ecco perché questa storia si chiama UN TESORO FALSO.

 

THE END

(Scritto da Filippo a 8 anni, in seconda elementare)

Manoscritto originale del racconto

 

 

Amici per la pelle

Tanto tanto tempo fa, in una caverna, viveva un piccolo polipo di nome Max; abitava nell’Oceano Atlantico e aveva bisogno di un amico.

I primi giorni provò a giocare con un delfino ma nonostante tutta la pazienza di Max non riusciva a battere il 5. Dopo fu la volta della balena che però non riusciva a tirare la palla ( figuriamoci con la palla di pelle di pollo….).

Un giorno Max, mentre stava ancora cercando un amico, vide la Banda X in attacco : stava cacciando una piccola balena mentre sua mamma la stava cercando. Max era deciso a salvare la balena e infatti fu così : stava pensando quando un piccolo squalo distrasse la Banda X e questa si girò e Max ne approfittò per mettere in salvo la piccola balena.Per fortuna anche il piccolo squalo riusci a sfuggire alla Banda X: è così che si conobbero, Max il polipo e Box, il piccolo squalo.

Max e Box avevano tanto in comune: ad esempio a tutti e due piaceva giocare con la palla oppure, a tutti e due, piaceva giocare con i loro pupazzi di alghe. Un giorno i due amici decisero di andare negli abissi : giocavano tranquillamente a nascondino ma non si erano accorti che dietro di loro c’era la Banda X che aveva l’intenzione di papparsi Max e Box. I due amici non si erano ancora accorti della Banda che li stava aspettando ma, quando videro il pericolo e iniziarono a fare un piano una grande onda trasportò Max in una barca di Pirati.

Box era solo con la Banda X e per nascondersi saltò sulla barca dei Pirati e ne approfittò per salvare Max ma non c’era tempo per decidere il piano perché un pirata li stava inseguendo con un coltello per ucciderli. Max e Box corsero via e per sbaglio Max rovesciò un barile di coltelli e la barca con un buco affondò. Fortunatamente la Banda X era sotto la barca e così la Banda X  e i Pirati non diedero più fastidio a nessuno.

 

THE END

( Scritto da Filippo a 8 anni, in seconda elementare )

Manoscritto originale in bella del racconto
Prima stesura a fumetti del racconto

 

 

Un Amico Killer

Un mattino ho conosciuto un uomo molto bello, sembrava anche forzuto come un orso. Pur sapendo che di giorno era un amico ma di notte era un killer.

Come l’ho scoperto ? Una notte stavo dormendo ed ho sentito la porta cigolare e dei rumori sul pavimento; mi sono svegliata senza far rumore e ho chiamato la polizia. Quando è venuta non abbiamo visto nulla, ma io ho visto un sasso con scritto :

You Are The Next

ed era scritto col sangue.

La mattina seguente ho guardato bene quel sasso dicendo : “Darei mille dollari a chi scopre l’uomo che ha scritto You Are The Next” ma in quel momento ho visto un fazzoletto con scritto : “Dovresti darne anche di più”.

Continuai la mia passeggiata quando ho visto mio papà con un taglio sulla fronte ; il killer forse il sangue l’aveva preso da lui per scrivere sul sasso.

Poco dopo ho sentito delle urla provenire da quella casa, sono entrata ma anche questa volta non ho visto nulla; sono rimasta immobile e ho pensato che qualcuno mi stesse facendo un scherzo.

Ad un tratto ho sentito il rumore di un coltello sul legno, mi sono girata di soprassalto e con una pistola ho mirato la porta. Sono andata a vedere ma non ho visto nessuno.

Ma stavolta non mi sarebbe sfuggito.

Mi sono girata ancora e ho visto i padroni di casa legati con una benda sulla bocca. Gli tolsi la benda e mi spiegarono che il killer aveva catturato anche loro  e mi dissero che questa era la casa dell’uomo che avevo conosciuto all’inizio. In realtà l’uomo era un killer.

In silenzio chiamai il 113 ma anche questa volta non videro nulla e quindi se ne andarono.Un poliziotto però lasciò il numero di telefono degli agenti speciali e io li chiamai.

Gli agenti segreti vennero e trovarono il killer e lo misero in galera; però ne mancava uno, che catturò con una rete gli agenti segreti e scappò.

Ad un certo punto si nascose ma io, che me l’aspettavo,  lo girai e lo minacciai con un coltello e lo misi in galera con i suoi parenti.

Chiusi la galera, liberai gli agenti e tutti vissero felici e contenti.

THE END

 

( Scritta da Filippo a 7 anni, in seconda elementare )

Il ragno a sette zampe

La storia del ragno a sette zampe

Il ragno

C’era una volta un ragno che si era incastrato una zampa nella ragnatela.

Il ragno cadde giù dalla ragnatela con una zampa in meno di otto ; tutti gli insetti si chiedevano perché il ragno avesse sette zampe.

Il ragno era molto dispiaciuto di come lo maltrattavano e andò dai vecchi preti don calabrone e don bruco e disse : “Che cosa devo fare per ritornare con otto zampe ?”

Il calabrone disse : “Dovrai superare il castello a rubinetto e il cancello dei dadi” e gli diede la mappa.

Il ragno lo salutò e se ne andò.

Prima tappa : il castello a rubinetto

Il ragno si accorse di quanto era grande quella cascata per lui ma fece finta di niente, prese una corda, la legò e superò il castello a rubinetto.

Seconda tappa : il cancello dei dadi

Arrivò la signora formica che fece una partita a dadi con il ragno; la signora formica fece quattro, il ragno sei.

4<6 quindi la signora formica venne bruciata dalle fiamme.

La zampa

Il ragno tornò dai preti tutto contento. Quando fu là gli spuntò l’ultima zampa.

Evviva ! Evviva !

 

THE END

 

(Scritta da Filippo a  6 anni , in prima elementare )

 

Lo Schiaccianoci

Lo SchiacciaNoci

C’era una volta un bambino che per Natale aveva ricevuto uno schiaccianoci. Però il bambino notò un biglietto dove c’era scritto :

Con lo schiaccianoci puoi aprire tutte le noci, tranne quella.

Firmato Babbo Natale

Il bambino, che era ubbidiente, non l’aprì e andò a giocare con altri giochi.

Passò di lì la mamma che, non sapendo nulla, aprì la noce. E nella notte successe che  i giocattoli presero vita: infatti presero vita i soldatini, i dinosauri di plastica e anche i Lego !

Però lo schiaccianoci venne rubato da una volpe e sul biglietto c’era scritto che se lo schiaccianoci non veniva restituito al proprietario, si correva il rischio di diventare delle noci.

La mattina seguente il bambino si accorse che lo schiaccianoci era sparito! Cominciò a cercare da tutte le parti ma non lo trovò e si chiese se non l’avessero rubato.

Il bambino guardò fuori dalla finestra e vide una volpe con il suo schiaccianoci. Si ricordò che se lo schiaccianoci non veniva restituito entro la mezzanotte si poteva diventare delle noci e vide che mancavano solo sei minuti a mezzanotte.

Fecero quindi una trappola e recuperarono lo schiaccianoci, ma i sei minuti erano passati e quindi si trasformarono tutti in delle noci. Però il bambino aveva lo schiaccianoci in mano e quindi tutti si ritrasformarono in loro stessi e tutti vissero felici e contenti.

THE END

 

(Scritta da Filippo a  7 anni , in seconda elementare )